Yohji Yamamoto: stilista giapponese per eccellenza!

“Credo che la perfezione sia una cosa orribile: voglio vedere cicatrici, fallimento, disordine e
distorsione

A parlare è Yohji Yamamoto, stilista giapponese classe 1943, che dagli anni 70 ha saputo imporsi nel panorama della moda con le sue creazioni concettuali e minimaliste, votate a una decostruzione
dell’immagine.

Ad imprimersi nella sua sensibilità, sin dall’infanzia, sono gli orrori delle fasi conclusive della Seconda guerra mondiale, ma anche la necessità di superare continuamente i propri limiti, alla ricerca di una nuova libertà.

Le sue creazioni spesso non vengono capite ma riscuotono sempre un certo interesse, pur risultando insolite anche per gli addetti ai lavori, perché si prestano ad essere osservate da più punti di vista e sono il risultato di una ricerca continua, di una vera “filosofia”.

Questo dressmaker è riuscito ad imporsi all’evanescente mondo delle moda, giocando con il confine labile dell’arte; sottraendosi alle frenetiche regole del mercato, per perseguire un suo unico percorso di ricerca, sull’abito, sulle forme geometriche, sui volumi e sul tessuto.

Ha restituito all’identità femminile la libertà di essere rappresentata non più come bambola e come oggetto, e agli uomini la possibilità di riappropriarsi della loro sfera narcisistica, facendogli indossare la gonna e curando, per esempio, con l’attenzione di un cesellatore, le pieghe che si formano (per il peso del tessuto) all’attaccatura della manica.

L’immagine che si dà dell’oggetto è una libera interpretazione di coloro che partecipano alla concretizzazione del prodotto e, anche, di coloro che lo acquistano e lo indossano.

Lo stile Yamamoto e l’elogio del nero

Agli inizi della sua carriera la stampa definisce Yamamoto “stilista post-atomico”, accendendo i
riflettori su abiti volutamente destrutturati e attraversati da squarci, opere di denuncia contro le violenze della guerra; nonché il paladino del total black: il nero è il colore prevalente delle sue passerelle, vero e proprio invito all’introspezione e strumento per la creazione di silhouette universali.

“Il nero è allo stesso tempo modesto e arrogante, pigro e facile, eppure sempre misterioso”.

Se necessario, nelle sue collezioni il “colore delle ombre” viene esaltato dal bianco o da toni brillanti (giallo, blu, verde e rosso), intesi come lampi di luce nell’oscurità.

Altra parola chiave del suo stile, infine, è la libertà: tagli asimmetrici netti, vestibilità oversize, capi
unisex, collage di stoffe e di tessuti, eliminazione dei dettagli e delle decorazioni, linee pulite e
minimali.

I suoi look sono talvolta incompiuti, con imbastiture e cuciture a vista, lontani da ideali di bellezza e stereotipi.

“Cutter” non stilista

Yamamoto preferirebbe essere definito “cutter” e non stilista in quanto, utilizzando principalmente
le forbici e non l’ago e il filo, egli condiziona la forma, il modo d’indossarla e di guardare l’abito.
Tagliare è una forma di eleganza, di eliminazione degli eccessi e delle cuciture.

Il tessuto, pur essendo spesso monocromatico, ha caratteristiche di non finitezza, porta segni di usura, come se fosse vintage.

Makeup

Le modelle sfilano sulle passerelle di Yamamoto con volti segnati dal lavoro o completamente prive
di trucco. Sono donne che sembrano voler mettere in evidenza dignitosamente la loro natura umana,
forte ed instabile e che trasformano quotidianamente il potere dell’immaginazione, in forza attiva.
Appaiono concentrate, nel loro passo ritmato, sono leggere ma incisive.

Photo by Paolo Roversi

Yamamoto in un’intervista afferma che “ama vedere il corpo di una donna muoversi, e osservandola
da dietro, vedere i suoi abiti che dolcemente scivolano accompagnando i suoi movimenti”.

I punti di attrazione del corpo femminile quindi sono il volto, le mani, il collo e il sedere.

Il mood da Yohji Yamamoto è: Gotico Cartoon. La makeup artist Pat McGrath ha trasformato le labbra in una boccuccia dark e tratteggiato il sorriso, lo sguardo, invece, con linee grafiche black.

Oppure alle sfilate di Parigi si sono viste acconciature eco-friendly e smokey eyes portati a un livello sempre più elevato, in cui il nero si mescola e stratifica con pigmenti metal per creare effetti sorprendenti, perfetti per guerriere metropolitane e un nuovo romanticismo urbano.

Sempre all’insegna del grafismo i tratti neri e black all’apparenza casuali ma ben calibrati sugli
occhi delle modelle di Yohji Yamamoto: rossetto rosso sugli occhi, ombretto nero da utilizzare
come inchiostro a mano libera, piccoli pezzi di stoffa ritagliati e applicati con la colla da ciglia finte.

Labbra nere gotiche, rossetto e ombretto sono stesi con le dita sulle palpebre come con un gesto tribale, rabbioso.

Anche i più grandi maestri del make up, per alcuni show, sperimentano infatti beauty look che non hanno nulla da invidiare a makeover cinematografici, piccole opere d’arte, maschere, dipinti.

Basta un tocco dissacrante e una base eterea, una pelle schiarita con della cipria, per avere già il necessario per un look horror, firmato da Pat McGrath.

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