Fondotinta: storia e stereotipi

La storia del makeup è simile a quella dell’umanità: tortuosa e legata a giochi di potere, status sociali e tradizioni religiose.

È il cosmetico a cui nessuna donna può rinunciare e la storia del fondotinta lo conferma: le sue origini, infatti, sono davvero antichissime e, sebbene mode e tendenze siano cambiate di molto nel corso dei secoli, la pratica di uniformare l’incarnato con una base viso risale addirittura all’Antico Egitto.

La sua storia si lega, naturalmente, a Cleopatra, che era solita schiarire la pelle del viso con della polvere di caolino, un’argilla naturale capace di rendere la carnagione davvero bianchissima. Addirittura, le donne dell’Impero Romano iniziarono a utilizzare la polvere di gesso mischiata a del miele per sbiancare la pelle più facilmente.

Di epoca in epoca, la tensione verso la bellezza e il tentativo di soddisfare gli standard estetici del tempo sortiscono un effetto ghettizzante, designando una serie di pregiudizi verso ciò che si discosta dai canoni vigenti, incluse le discriminazioni causate da una certa percezione del colore della pelle.

Per molto tempo, infatti, la bellezza è stata sinonimo di pelle candida e diafana, un tratto caratteristico che distingue la nobiltà dalla classe lavorativa, quest’ultima costretta a stare tutto il giorno sotto al sole,  specialmente durante il Medioevo.

Per secoli il pallore è stato simbolo di ricchezza e benessere, tanto da essere ricercato anche attraverso rituali di bellezza e cosmetici.

Il prodotto più emblematico in questo senso è il fondotinta, creato proprio per dare l’impressione di una pelle candida, minuziosamente tenuta al riparo dai raggi solari e, dunque, dal volgare lavoro agricolo tipico delle classi sociali meno abbienti.

Il color madreperla, la nuance più in voga nel Settecento era ottenuta con un misto di pomate lucide e collose, oli, farine e burro di cacao.

La percezione del trucco e del fondotinta fu completamente stravolta nel 1800, quando il makeup divenne una prerogativa del teatro e della prostituzione e perciò osteggiato dalle autorità. Progressivamente, poi, le donne iniziarono a preferire un colorito più sano e naturale, da contrapporre al pallore tipico dei secoli precedenti e ormai legato alla tisi.

La rivoluzione nel ‘900, tra razzismo e nuovi modelli

Con il passare dei secoli lo “sbiancamento” eccessivo della pelle viene archiviato, ed è nel XX Secolo che si verificano le maggiori trasformazioni in ambito beauty, i cui effetti si ripercuotono ancora oggi sulla nostra società. Il trucco inizia ad essere utilizzato non solo per correggere e nascondere difetti, ma anche per puro piacere personale.

Il primo passo verso il fondotinta moderno lo fa Shiseido nel 1906, lanciando l’innovativa polvere color “carne” per il trucco teatrale, il cui uso è tuttavia pensato solamente per le pelli caucasiche. La formula, a base di oli, permette alla polvere bianca di aderire meglio alla pelle e mantenere più a lungo il suo effetto uniformante.

Con l’avvento del cinema muto, l’uso del fondotinta fu progressivamente sempre più necessario per il grande schermo: a questo scopo, Max Factor creò, per le attrici, il cerone flessibile, a base di vaselina, disponibile in ben 12 sfumature diverse, così da adattarsi a più incarnati possibili, ricreando finalmente un effetto più naturale.

Nei primi anni ‘20 arriva la svolta: Coco Chanel lancia la moda dell’abbronzatura, rompendo per prima un tabù ormai millenario e decostruendo il modello della carnagione madreperla associata alle signore aristocratiche.

Inizia così a diffondersi l’ideale del colorito naturale e vivace, lontano dagli stereotipi del passato.

Nel 1932 ecco un’ulteriore svolta: con l’arrivo del cinema a colori, il makeup si deve adeguare.

La prima collezione di fondotinta fu proposta da Max Factor, che realizzò dei prodotti in polvere, comodi e pratici anche per un ritocco prima di cena. I Pan-Cake, infatti, erano a base di talco e conquistarono letteralmente le consumatrici, mentre i Crème Puff furono la prima versione compatta dei fondotinta.

Il fondotinta liquido nel secondo dopoguerra

La nascita del primo fondotinta liquido avviene durante il secondo dopoguerra: creato per correggere le imperfezioni delle gambe e non dover portare le calze; non a caso si utilizza il termine Liquid Stockings.

Ma il primo vero e proprio fondotinta liquido venne realizzato da Coty nel 1952, l’Instant Beauty, dalla formula leggera e priva di vaselina.

Con il cambiamento della società a partire dagli anni Sessanta, venne rivoluzionata anche la forza lavoro, che iniziò ad essere composta anche da moltissime donne. Servono prodotti veloci, semplici e leggeri. Le lentiggini, ad esempio, non vengono più coperte ma diventano un simbolo di libertà che rispecchia il sentore del momento storico, rappresentato da fenomeni come Woodstock e la Factory di Warhol.

È un periodo importante anche per i visagisti, che diventano i più affermati e richiesti makeup artist dell’epoca: come Serge Lutens, simbolo di una libertà creata attraverso il trucco.

Molto diversa la storia del fondotinta negli anni Settanta, quando divenne necessario creare prodotti a lunga tenuta, capaci di resistere non solo durante il lavoro, ma anche durante il divertimento, tanto che Shiseido sviluppò un prodotto “waterproof” ante litteram, capace di resistere al sudore.

Dagli anni ‘80 in poi si è verificata una continua e costante evoluzione del fondotinta, con progressi tecnologici notevoli e formule diverse al fine di bilanciare resa ed esigenze, tra mousse, BB Cream, CC Cream e molti altri prodotti. Il concetto alla base è quello di creare un fondotinta curativo e non puramente estetico, diventando lo strumento perfetto per esprimere la propria personalità ed esaltare la bellezza di ogni viso.

A influire su questa tendenza è, ovviamente, il trend della skincare, a sua volta legato al movimento dell’accettazione di sé.

Oggi il fondotinta è infatti un prodotto sottoposto alla libertà di scelta del singolo, che può decidere se “correggere” o “uniformare” e individuare la sfumatura e la tipologia di fondotinta più adatta a sé, senza condizionamenti sociali di alcun tipo.

Non sorprende, perciò, il sempre maggior numero di shades proposte dai brand cosmetici, perfette per esaltare le peculiarità di ogni singolo incarnato, prendendosi cura al contempo delle più comuni problematiche della pelle. Indubbiamente, poi, le tendenze trucco degli ultimi anni si sono indirizzate verso look sempre più naturali, lasciando trasparire anche imperfezioni cutanee come acne, vitiligine e lentiggini.

Insomma, la storia del fondotinta è sempre più inclusiva, rendendo questo cosmetico il miglior alleato possibile per esaltare la bellezza di tutte le donne, al di là dei canoni estetici.

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