Paolo Roversi: “non basta fare un clic per essere fotografi!”

“La fotografia non è una riproduzione, bensì una rivelazione”

Paolo Roversi, classe 1947, è stato il primo fotografo ad usare la Polaroid formato 20×25, aprendo la strada a nuove sperimentazioni caratterizzate dall’uso di una luce intensa e incisiva, di grande efficacia espressiva.

Fotografo noto per i suoi ritratti eccezionali e intimi e per il suo linguaggio visivo classico.
Le sue fotografie si collocano tra passato e presente, il che offre un’immagine al tempo stesso
progressiva e familiare.

Ha iniziato la sua carriera professionale nel 1970 con incarichi da fotoreporter, ma ha ben presto rivolto la sua attenzione alla moda, iniziando a girare i propri editoriali e campagne pubblicitarie, che lo ha reso uno dei principali creatori di immagini del settore.
Le sue fotografie sono state pubblicate a livello internazionale su riviste quali Vogue, W Magazine e Vanity Fair.

Ha collaborato con importanti maison di moda e bellezza, realizzando immagini per marchi quali Yohji Yiamamoto, Dior et Guerlain, Armani, Chanel e Lancôme.

La tecnica

Nel 1980, allo studio Pin-Up, scopre la pellicola Polaroid 20×25 da usare su banco ottico di grande
formato, è «il primo fotografo ad usare questo formato, aprendo la strada a nuove
sperimentazioni».

Si innamora del nuovo mezzo, che «svela nuovi orizzonti di ricerca estetica e dà nuova vita alla sua relazione con il soggetto fotografato» tanto da definirne ben presto il suo inconfondibile e personale stile. I suoi scatti sfruttano l’effetto delle lunghe esposizioni, da pochi secondi fino a 30, e si affidano al flash per congelare l’espressione della modella.

Questa tecnica, secondo l’autore, dà maggior tempo all’anima di affiorare e manifestarsi.

La resa della Polaroid, infatti, rende i colori delle foto irreali, creando un mondo stilisticamente sospeso tra reale ed irreale.

Dipingere con la luce

Roversi pone molta attenzione all’uso dell’illuminazione cercando di ricreare molto spesso atmosfere malinconiche, il chiaroscuro nella sua tecnica è determinante. Predilige colori con toni smorzati, spesso tono-su-tono e, talvolta, con cromie da cross processing.

A proposito del suo approccio al colore, Paolo Roversi ha dichiarato al critico e storico Gabriel Bauret:

” Il mix magico dell’immagine fotografica è quel misto indefinibile di realismo e finzione, astratto e concreto, illusione e verità.”

Molto spesso negli scatti di Roversi si denota una certa tendenza alla fusione fra lo sfondo e le
ombre con la pelle e i vestiti indossati dalle modelle. Il modo di utilizzare l’illuminazione è stato definito da Bauret: “una luce “italiana”, quasi pittorica”. La modella solitamente è sola, una figura centrale e protagonista su un fondo neutro, con praticamente nessun altro elemento al di fuori di sé stessa e dei vestiti che indossa. I nudi spesso vedono la figura statica, in piedi e frontale, in posa del tutto naturale con lo sguardo rivolto direttamente all’obiettivo, in un ambiente spoglio, buio ed essenziale.

Moda e ritratti

Che differenza c’è tra una foto di moda e un ritratto?

«È vero, mi è sfuggita una distinzione che di solito non faccio perché ogni fotografia è comunque un ritratto. Che sia un paesaggio, un personaggio, un oggetto, bisogna cercare “il ritratto intimo” del soggetto, non solo la superficie e la forma delle cose. Lo scopo di una foto è rivelare, più che rappresentare. Per me ogni ritratto è un incontro e uno scambio, quasi una confessione. Ci si mette a
nudo».

“Tutti fotografiamo, ma c’è vero analfabetismo. Con le mie muse entro in un’altra dimensione”

I suoi scatti mettono a nudo l’intimità, la vulnerabilità e la forza di chi li indossa. Non fa alcuna differenza, che si tratti di un lavoro per Dior o per se stesso, di ritrarre Kate Moss, Rihanna, o un personaggio meno noto, a Roversi interessa porre domande.

Collaborazioni

Pat McGrath: “Questo lavoro non è mai banale o prevedibile, e ogni
servizio fotografico e sfilata sono sempre diversi”.
La svolta nella carriera di Pat arriva nei primi anni ’90, collaborando con stilisti e fotografi come
Yamamoto e Paolo Roversi, di fama internazionale, con cui raggiunge il successo.
Oltre che su i-D, i loro lavori sono stati pubblicati in numerosissime riviste di moda.
Nel 2004 è stata nominata direttore creativo internazionale di Procter and Gamble, per cui è
responsabile della Max Factor e del marchio low cost CoverGirl.

Linda Cantello: di origini italiane ma nata a Londra. Vanta, infatti, numerose collaborazioni nel campo della moda e di partecipazioni a campagne pubblicitarie con fotografi di grande fama per le edizioni di Vogue e molte altre prestigiose riviste. Oggi realizza tutti i look delle ultime sfilate e le campagne fotografiche per Armani.

Peter Philips: “Il make-up è un gioco e il colore il suo strumento principale”. Creatore e direttore artistico del maquillage Dior da marzo 2015: La belle Epoque.

Julien d’Ys: è un head-stylist e makeupartist che ha sviluppato il suo lavoro artistico nel suo atelier di Parigi. Oggi lavora con US Vogue e fotografi tra cui Paolo Roversi e Peter Lindbergh. Ha, inoltre, lavorato con Madonna nel suo tour di re-invenzione del 2004.
D’Ys va oltre limite, non solo per il suo volo di fantasia (sbuffi a forma di nuvola ornati con veli, fiori, uccelli, corna …) ma per la finezza e l’attenzione ai dettagli.
“Il genio di Julien è nelle sue idee, ma anche nelle sue mani…il suo tocco non può essere
copiato.”

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